Piove forte, e per la prima volta da parecchi giorni ci troviamo a usare giacche impermeabili, poncho e sovrapantaloni da tempesta.
Forte dei Marmi dista appena 12 chilometri, potremmo esserci in due ore e mezzo, ma preferiamo salire un ultimo colle per rendere omaggio alle vittime innocenti della strage di Sant’Anna di Stazzema.

Quando arriviamo attraverso il bosco brillante di pioggia, è difficile non pensare che stiamo ripercorrendo le orme dei carnefici, che circondarono l’abitato da ogni lato guidati da un paio di uomini a volto coperto che parlavano con accento toscano, mai individuati dalla giustizia.
Il luogo dove più di 560 persone trovarono una morte orribile ad opera dei nazisti e dei loro complici italiani è oggi circondato da prati fioriti, ma le foto dei piccoli trucidati dai criminali in divisa colpiscono al cuore come un autentico grido d’orrore.

Lasciata Sant’Anna scendiamo per strada forestale a Valdicastello, dove ci imbattiamo nella casa natale di Giosuè Carducci, quindi in breve siamo a Pietrasanta: da qui ci basta percorrere a ritroso una tappa della Via Francigena 2006, verso la pineta della Versiliana e Forte dei Marmi.
Sono passate da poco le 6, quando superiamo il ponte del Cinquale, punto terminale della Linea Gotica sul Tirreno, ed entriamo in spiaggia per il rituale bagno.
“Sono arrivati i saccopelisti” mormora scandalizzata una signora.
Era una parola che non sentivo da anni, e le rispondo sorridendo che noialtri non siamo saccopelisti, ma i ribelli della montagna.
L‘approccio alla tappa ci vede salire verso Fornovolasco lungo una strada che si incunea per vertiginosi valloni; in paese facciamo merenda, sostituiamo le scarpe basse con gli scarponi e imbocchiamo in fila indiana il sentiero che risale verso l’arco naturale del Monte Forato, una delle più straordinarie emergenze naturali dell’intera penisola.

Poco sopra la foce di Petrosciana ci imbattiamo in una serie di grotte esposte che affacciano su entrambi i lati del crinale, impiegate dai Tedeschi come postazioni di tiro in direzione della Versilia. Affacciati da lassù, per la prima volta ci compare davanti la linea della costa e la tavola scura del Tirreno. Festeggiamo con un panino seduti sulle rocce, e prendiamo a scendere per lo squinternato sentiero che conduce a Cardoso.

Per tutto il tempo in cui perdiamo quota nel bosco, sentiamo suonare le campane.
Solo alla prima casa impariamo che oggi è l’anniversario di una disastrosa alluvione: nel '96 una colonna di acqua, fango, pietre e castagni strappati interi alla montagna travolse ogni cosa al suo passaggio, radendo al suolo metà del paese.
Colpa delle vicine cave di marmo? Gli abitanti preferiscono darla al fato, e all’abbandono del bosco a se stesso, col risultato che gli alberi proliferano fuori controllo, e la terra si trova a reggere un peso intollerabile.
Dopo tutto il trottare boschivo di ieri, una tappa breve e in discesa ci conduce dolorosamente a fondovalle.
Mentre il corpo si riabitua al caldo e all’umidità, negli occhi restano le rovine del bunker individuato presso la Foce a Giovo, e in testa ronzano ancora i racconti partigiani ascoltati all’Abetone.

Tutta la Garfagnana è stata segnata dal passaggio del fronte, e in tempi più recenti dal set di Spike Lee, il cui "Miracolo a Sant’Anna” ci dà da discutere.
Qualcuno ne critica l’inverosomiglianza e le soluzioni retoriche prevedibili, ma in fondo siamo tutti appassionati di film ambientati nella seconda guerra mondiale, e prima o poi toccherà noleggiare il DVD.

Ritroviamo la civiltà a Barga. La sua periferia d’improbabili villette anglosassoni è composta da una congerie di stili che sembra inneggiare senza compromessi al “ciascuno padrone in casa propria, e a quel paese la visione d’insieme". In breve siamo a Gallicano, che fino agli anni quaranta si affacciava su un “viale d’acqua" oggi interrato; qui, ai piedi delle selvagge Alpi Apuane, ci raggiunge Samuele.
Mercoledì 22 giugno alle ore 19 avrà inizio l'imperdibile festa per il ritorno dal viaggio lungo la Lina Gotica di Enrico Brizzi, Marcello Fini, Francesco Monti e dei ragazzi di Francigena XXI, la squadra di camminatori indipendenti che, dal 2004, percorre "a passo d'uomo" gli antichi itinerari storici in Italia, Europa e nel bacino del Mediterraneo.
Colonna sonora del viaggio di Francigena XXI è il rock esplosivo degli YUGUERRA!, la band emiliana che proprio a Vicolo Bolognetti (Bo), alle 22, farà ascoltare in anteprima l’album MESSAGGIO INUTILE, in uscita a Settembre 2009.
Durante la serata, il cui inizio è previsto alle ore 19, oltre al concerto degli YUGUERRA!, si potranno ascoltare i djset di Cesare Ferioli aka Big Mojo e di Riccardo Pedrini, si potranno vedere le immagini del viaggio e si potranno ascoltare le testimonianze dalla viva voce dei viaggiatori di Francigena XXI.
Ovviamente l'ingresso è gratuito.
Non mancate!
Lasciamo il Passo dell'Abetone seguendo in salita vecchi cippi di confine, e in breve raggiungiamo la vetta del monte Gomito. Il sentiero torna a snodarsi lungo il crinale per pietraie, prati e canaloni ancora invasi dalla neve.

A un tratto un triplice colpo di fischietto fa pensare alla chiusura di un'improbabile partita di calcio; ci guardiamo stupiti quando il suono si riproduce: guardiamo meglio davanti a noi e ci rendiamo conto di avere di fronte una coppia di marmotte. Sono loro che per darsi l'un l'altra l'allarme continuano a produrre il curioso verso.

Superato il leggendario Passo d'Annibale, raggiungiamo l'edicola mariana posta presso la Foce a Giovo. Le nubi che scendono ad avvolgere le cime ci consigliano di abbandonare il crinale per raggiungere la nostra meta, per un lungo e tortuoso sentiero di mezza costa che domina l'Orrido di Botri. In circa quattro ore, otto guadi e una clamorosa culata sul muschio umido, arriviamo al rifugio alpino Giovanni Santi, immerso nel bosco e gestito da una ospitale coppia.
"Oggi tira vento a 35 nodi!!!" aveva tentato di terrorizzarci il gestore del rifugio, "sul crinale prenderete una bella frullata".
Dopo la colazione usciamo di buona lena verso il passo di Croce Arcana, e il vento non fa che aumentare mentre saliamo verso cima Tauffi. Scendiamo per roccette esposte, e finalmente le raffiche paiono calmarsi. Ormai la doppia cima del Libro Aperto è davanti a noi, saliamo sotto il sole fra prati scoscesi punteggiati dai vecchi cippi di confine fra la Toscana e i domini Modenesi.

Sul terrazzino sommitale abbiamo la sorpresa di incontrare un gruppo di Finlandesi accompagnati lassù da due guardie forestali in tenuta da escursione; da lì scendiamo cantando allegramente prima per pendii erbosi e poi al riparo del bosco fino alla stazione sciistica dell'Abetone: le modeste piramidi di pietra che ricordano l'apertura della strada preunitaria ci danno il benvenuto. Anche oggi abbiamo sfiorato ruderi di fortificazioni e vertiginosi teatri di battaglie che sessanta anni fa hanno insanguinato queste valli.

Oggi tappa breve ma tutta in salita, 1100 metri di dislivello verticale sino alla cima del Corno alle Scale che raggiungiamo per i vertiginosi Balzi dell'Ora: probabilmente il passaggio più delicato della nostra traversata. Una scampagnata a confronto dell'impresa compiuta dagli uomini della 10th Mountain division che nel Febbraio 1945 presero d'asslto il vicino crinale dei Monti della Riva, questi monti che videro combattere insieme alleati e forze partigiane.

Nel primo pomeriggio arriviamo al Lago Scaffaiolo a lungo ritenuto una Loch Ness appenninica, alloggiamo al rifugio Duca degli Abruzzi, dove incontriamo un sestetto di inglesi di mezza età saliti da Pracchia, ma facciamo più amicizia con i tre splendidi cani mascotte del rifugio.

Saliamo con Giorgio in un caldo abbacinante a Castelluccio, dove facciamo la conoscenza di Virgilio T. un ironman di 73 anni, che negli anni ha partecipato alle più importanti manifestazione di sci di fondo europee.
Scendiamo per sentieri sino al torrente Silla e nel fitto della boscaglia si materializzano: da prima tre daini, un cervo e a seguire una famiglia di otto cinghiali. Risaliamo alla stazione climatica di Lizzano in bel vedere, dopo un breve ristoro alla fonte locale riprendiamo il cammino sino a Vidiciatico. Lì incontriamo un murale che occupa l'intera facciata di un albergo raffigurante l'Albertone, il grande Alberto Tomba.
Quindi ripariamo a casa di Marcello.

Cari Amici,
attaccate la spina della radio e sintonizzatevi sulle frequenze di Radio 3.
Venerdì 19 giugno, alle ore 16.00, avrete la possibilità di ascoltare il primo capitolo del nuovo romanzo di Enrico Brizzi letto in anteprima per la trasmissione Fahrenheit di Radio 3. Sarà un'ottima occasione per ascoltare pagine inedite e cercare di scoprire cosa ci riserva questa volta Brizzi.
Stay tuned,
La redazione
Lasciamo Castiglione dei Pepoli lungo il sentiero che conduce al lago articlficiale del brasimone, e da li raggiungiamo in breve il bacino di Suviana contenuto da una diga realizzata al termine degli anni venti. Sulle sue rive incontriamo pescatori, bagnanti attendati e annoiatissime madri di famiglia che si lasciano abbordare da locali di mezza età motorizzati al grido di "Ehi villeggiante! dormito bene stanotte".

A proposito di famiglia, questa semplice tappa di avvicinamento ci conduce a riscoprire le radici della mai nobile casata brizzi, solidamente affondate a Castel di casio.

Dopo la cena nella locanda di famiglia, ci intratteniamo a bere il.
Bicchiere della staffa con Roberto e Rino, un uomo la cui esistenza sembra uscita direttamente da un romanzo di Mario Rigoni Stern: aiutante pastore di vacche a cinque anni fra le Dolomiti bellunesi, poi boscaiolo di frodo con lo zio, quindi sabotatore paracadutista, gelataio e capo cameriere in germania, e attualmente artigiano maestro d'ascia, con il vizietto dell arrampicata. Ipse dixit : " io non ho problemi col vino è l'alcol che mi da noia"